E' Materia delicata

Gregorio Botta

22 settembre 2020 - 14 novembre 2020
Galleria Peola Simondi, Torino

Oppure scarica qui il CS: 

Gregoria Botta.jpg

Avvertenze relative al copyright delle immagini / Copyright notice

Le immagini qui riprodotte sono state fornite a Stefania Bertelli - Artemide Pr dagli Organizzatori dell'evento, ad esclusivo utilizzo collegato alle esigenze di Ufficio Stampa dell'iniziativa medesima. La possibilità di "scaricare" queste immagini è riservata unicamente al fine di corredare con le stesse, servizi, articoli, segnalazioni inerenti l'iniziativa cui si riferiscono. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge ad iniziativa di ogni avente diritto.

COMUNICATO STAMPA

È materia delicata: un bellissimo modo di dire, per indicare un argomento o un problema da trattare con attenzione, cautela, consapevolezza. E forse nessuna definizione aderisce meglio all’arte: materia delicata per eccellenza che va avvicinata senza fretta e senza superficialità, con amore e con cura, e persino con circospezione perché può, e qualche volta deve, essere pericolosa. Ma nel caso di Gregorio Botta la definizione è forse ancora più precisa: perché è un artista che, in un’epoca di cultura sempre più smaterializzata e digitale, ci richiama alla fisicità, all’importanza del corpo (nostro e di ogni cosa). Per questo lavora con elementi che abbiano un legame antico con l’uomo, che siano in qualche modo inscritti nel nostro Dna culturale, come la cera, il piombo, il vetro, l’acqua, il ferro, il fuoco, il marmo, ultimamente anche foglie e erbe e fiori: materie trasformate in qualcosa di più leggero, di aereo, di sospeso, ci parlano della nostra fragilità e impermanenza. La mostra a Torino si inaugura poco dopo la personale alla Galleria Nazionale di Roma (4 febbraio-18 maggio) intitolata con un verso dell’amata Emily Dickinson, “Just measuring unconsciou- sness” che, malgrado la forzata interruzione causata dal virus, è stata visitatissima. La mostra di Torino evoca le stesse atmosfere.

 

Ecco l’acqua, che scorre su una lastra di piombo segnata da quattro ferite-sorgenti. Ecco l’alabastro, il più luminoso e diafano dei marmi, che sembra racchiudere un mistero al suo interno: come se un respiro lo avesse scavato per depositarvi qualcosa, una foglia d’oro ad esempio. Ci sono poi le carte giapponesi e la cera dei Noli me tangere, dove foglie    e fiori vengono composti insieme a tracce di sangue,

come accade nella cella affrescata dall’Angelico nel convento di San Marco a Firenze: un’opera che sembra accogliere il dolore nella bellezza della natura. Ma quel che conta di più, al di là dei singoli lavori, è il luogo che l’artista cerca di creare: uno spazio estetico che invita al silenzio e alla contemplazione.

Come dice la scultura che accoglie il visitatore all’in- gresso: una campana tibetana sospesa nel vuoto. Non può suonare, ma il suo silenzio è più forte di qualsiasi rintocco.

 

Con la collaborazione della Galleria Studio G7 Bologna.

PEOLA SIMONDI, VIA DELLA ROCCA, 29 10123 TORINO

+39 011 8124460 INFO@PEOLASIMONDI.COM

WWW.PEOLASIMONDI.COM

Artemide PR, comunicare con stile.

by Stefania Bertelli

artemide@artemidepr.it - tel. 339 6193818