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OLTRE L'APPARENZA
Un racconto nella pittura di Luigi Pellanda
35 anni di Iperrealismo

A cura di Chiara Marangoni e Luigi Pellanda
Museo Villa Bassi Rathgeb, Abano Terme
dal 20 novembre 2021 al 9 gennaio 2021

Scarica qui il Comunicato Stampa: 

COMUNICATO STAMPA

Una vita e un “racconto” di passioni.

Passione per la natura.

Passione per l’arte in tutte le sue forme.

Passione per la musica…

Il Caravaggio del Brenta

La vita è quella di Luigi Pellanda, affermato artista vicentino che al clamore della celebrità preferisce il silenzio e la quiete dello stare “dietro le quinte. Vuoi per carattere, vuoi per riservare alla sua professione la concentrazione e la riflessione che giustamente richiede.

Il “racconto” è quello del suo talento, della sua istrionica poliedricità, della sua carriera e del suo originale percorso artistico.

Racchiude e rivela tutto questo una mostra, “Oltre l’apparenza. Un racconto nella pittura di Luigi Pellanda. 35 anni di Iperrealismo”, la più importante ed esaustiva antologica a oggi dedicata all’artista di Bassano del Grappa, in scena al Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme.

A cura di Chiara Marangoni, Vice Direttore del Museo, e Luigi Pellanda, promossa da CoopCulture in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Abano Terme, la rassegna accoglie oltre 70 opere di Luigi Pellanda e le fa dialogare con una selezione delle sue fotografie e incisioni, a simbolo e sintesi della complessità del suo iter.

Nato nel 1964, Luigi Pellanda coltiva la passione per l’arte fin dai primi anni Settanta, periodo in cui si cimenta in molteplici discipline praticate dai suoi fratelli, passando con estrema facilità dalla musica, alla ceramica, alla pittura. Si aggiungono poi, in tempi più recenti, l’arte incisoria, una passione nata dalla conoscenza del lavoro di Giovanni Barbisan, e la fotografia, “addiction” che coltiva dagli anni ’80 e che, accompagnandolo fin da allora nel suo cammino artistico diventa ben presto fondamentale ispirazione per la sua pittura e a tutti gli effetti una sua nuova forma d’arte.

Pittore, scultore incisore, fotografo, Luigi Pellanda deve la sua cifra artistica a un incontro, quello con il Caravaggio, o meglio con i suoi dipinti, che fin dai suoi esordi ne segnò il destino. Il grande Maestro rappresentava, già dai tempi della scuola, il suo ideale obiettivo di un modo di fare pittura improntato ai forti contrasti e ai giochi di luci e ombre.

Sebbene quindi sia definito un artista iperrealista - etichetta che proprio in virtù della sua ecletticità risulta chiaramente limitante -  è proprio al Caravaggio che viene paragonato dalla critica. È indubbio che i suoi dipinti colpiscono per la precisione e la perfezione nella rappresentazione e per il realismo con cui tratteggia i soggetti, pennellata dopo pennellata, ma, andando oltre, e osservando le sue tele partendo dal gesto artistico, è chiaro che, nel dipingerle, utilizza la stessa tecnica del Caravaggio per sublimare ed enfatizzare i contrasti cromatici e i giochi di luce e ombra, dando vita, a dipinti ad olio iperrealistici dai dettagli curatissimi e sbalorditivi ma che lasciano intravvedere una trama dai retaggi di antico spessore.

La sua opera si concentra sui temi della natura, tanto che, armato di macchina fotografica, trascorre la maggior parte del suo tempo libero tra la fauna e la flora del fiume Brenta, catturandone le mille forme in cui si esprime: fiori, alberi, piante, animali, ispirazione irrinunciabile della sua pittura. Le opere che dipinge sono infatti, precedute da innumerevoli scatti fotografici (circa 50/100 fotogrammi per ogni dipinto prima dell’era digitale), per cogliere ogni particolare, per catturarne la magia, per fissare l’istante perfetto e, successivamente,  reinterpretarlo pittoricamente.

E da questa sua perfezione nel riprodurre i soggetti scelti e dalla sua capacità di rendere vivo e reale ciò che traspone su tela nelle sue nature morte, nasce anche il riferimento da parte dei critici a un altro grande Maestro dell’arte, il pittore fiammingo Pieter Bruegel.

A rendere unici i suoi lavori però è la sapiente alchimia di tutti i talenti che ha sperimentato e maturato nel suo percorso artistico e di vita. Guardando oltre, superata l’emozione immediata che scaturisce dall’immagine, i suoi dipinti riecheggiano non solo della tradizione artistica europea di massima caratura, abilmente riletta e rivisitata in un’ottica di contemporaneità, ma ci raccontano della sua passione per la musica, per la ceramica, per l’incisione, per la fotografia, concretizzate dall’armonia della composizione, dall’accuratezza dei dettagli, dalla tridimensionalità delle forme, dai contrasti grafici e cromatici.

Pellanda è pittore che imita la natura delle cose, s’è detto.  In realtà ciò va inteso non quale pura mimesi del visibile, ma riflesso del proprio mestiere, dove convergono sentimenti, piccole virtù, affetti, oltre che tradizione pittorica.

Sileno Salvagnini

E proprio questo mix, questo perfetto connubio di suggestioni e ispirazioni a rendere le opere di Luigi Pellanda ineguagliabili e a fare di lui un Maestro, un artista a tuttotondo, apprezzato dalla critica e dal pubblico e con all’attivo oltre cento personali in Italia, Europa e Asia.

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